Cascata di Crosis
Salendo da Tarcento verso l’Alta Val Torre subito dopo aver superato la frazione di Ciseriis si entra nella forra del Torre. Chiusa dai monti Stella ( m. 785 ) ad occidente e dalla Bernadia ad oriente, essa si estende da case Podcladie a settentrione fino alla bocca di Crosis verso meridione per una lunghezza di 3 chilometri.
La valle è molto profonda e rassomiglia a molte valli carsiche tanto che fa quasi meraviglia che, al fondo, il fiume non sia scomparso appunto per carsismo. In effetti in questa meravigliosa valle il Torre è sostenuto in un letto che segna la base o quasi della zona soggetta a carsismo e che quindi è praticamente impermeabile.
I versanti molto scoscesi del m. Stella ospitano una boscaglia termofila caratterizzata dalla presenza del carpino nero, dell’orniello e della roverella con ghiaioni, rocce affioranti e pareti a picco sul Torre.
Sul versante opposto invece, l’esposizione nord-occidentale consente un maggiore tenore idrico nel suolo, che favorisce la diffusione delle specie arboree mesofite come il frassino maggiore, l’acero di monte e nella fascia di maggiore altitudine anche il faggio a scapito delle specie termofile come la roverella.
Proprio all’inizio della forra sulla sinistra si può ammirare la diga e la cascata di Crosis.
La diga di Crosis che è una delle più importanti opere idrauliche della regione sbarra il corso del torrente Torre. Fu costruita su progetto dello scienziato udinese Arturo Malignani, che si occupò anche della progettazione e della costruzione della centrale idroelettrica di Vedronza purtroppo distrutta dagli eventi sismici del 1976.
Il Malignani e la sua famiglia soggiornarono per lunghi anni a Tarcento , in una abitazione posta non lontano da quel torrente che rappresentò per l’inventore del vuoto della lampadina un autentico laboratorio naturale.
Molti sono gli esperimenti che vi condusse per mettere a punto turbine, alternatori ed altre macchine per lo sfruttamento idroelettrico del Torre.Ma il Malignani si cimentò anche in altri ardimentosi progetti, come quello di uno stabilimento idrotermale a Patochis o la realizzazione del ponte di Tarcento ad un’unica arcata: progetti questi che purtroppo rimasero solo sulla carta.
I lavori della diga iniziarono nel 1898 e vennero ultimati nella primavera del 1900. Le sue acque vennero sfruttate per la produzione di energia elettrica da parte del cascamificio di Bulfons. Tipo a gravità ad arco parabolico inizialmente aveva un’altezza di mt. 36,70 ma nel 1901 venne portata a mt. 38,80 ed ha uno sviluppo in cresta di mt. 60. Lo spessore alla base è di 18 mt. mentre in cresta si riduce a 5,25 mt.
Grazie alla sua realizzazione le acque del Torre andarono a formare le spettacolari cascate di Crosis, che sono una delle principali attrattive turistiche anche di Tarcento.
L’AJARIN DI CROSIS (LA BREZZA DI CROSIS)
Brezza di monte, è questo il termine tecnico del venticello fresco che, con regolarità, spira dalla zona di Crosis verso Tarcento, in direzione nord-sud, rinfrescando. E’ il celebre “ajarin di Crosis”, icordato anche in una composizione musicale di Arturo Zardini ( l’autore di Stelutis alpinis ).
I FOSSILI DI CROSIS
Dietro la cappella votiva di Crosis, posta a destra della diga, le rocce che affiorano alla base delle Bernadia conservano tracce di un passato risalente a oltre 40 milioni di anni, quando nel “mare di Crosis” vivevano curiosi bivalvi, chiamati ippuriti, i cui fossili ben conservati sono ancora visibili in questo luogo.
UNA LEGGENDA
Non lontano da Crosis si apre una grotta chiamata “ la buse dal Vescul “ ( la grotta del Vescovo ) che si narra fosse un tempo abitato dallo spettro di un vescovo, il quale tormentava i passanti lanciando dall’alto pietre e provocando frane ( il toponimo Crosis: croci, indicherebbe le numerose disgrazie capitate ai viandanti diretti all’Alta Val Torre, che dovevano attraversare la stretta e pericolosa forra ).
L’anima malvagia fu placata solo grazie all’intervento di un povero cappellano della bassa friulana, che la ricacciò nelle viscere delle terra.
RICORDI: PROCESSIONE DI S.OSVALDO
Rappresentava certamente una delle più antiche processioni dei dintorni, la salita alla chiesetta di S.Osvaldo, situata nell’angusta Val Torre, tra il monte Stella e la Bernadia, laddove oggi si snodano le strade per Villanova e Vedronza. Non resta che qualche traccia di fondamenta di quel luogo sacro, ricordato anche dal Marinelli nella sua preziosa “Guida alle Prealpi Giulie”; anche della processione, che vedeva convergere in questo punto le devote genti di Zomeais e Ciseriis, non vi è quasi più traccia nella memoria popolare.



(8 voti, media: 4.13 su max 5)
Articoli (RSS)