Finestra sul Musi

foto043.jpgUno degli aspetti più singolari ed affascinanti delle montagne calcaree è quello offerto dalle finestre naturali scavate nella roccia. Il fenomeno, non frequentissimo, è presente anche sui nostri rilievi con cavità sormontate ora da masse dello spessore di pochi metri che costituiscono veri e propri archi naturali, più o meno larghi, ora da strati più consistenti.

A questi fenomeni della natura appartiene anche la galleria, scavata nel solido Calcare del Dachstein, ubicata poco sotto quella cresta che unisce le due quote 1855 e 1844 della catena del Monte Musi. Il foro, non utilizzabile come valico, è abbastanza facilmente raggiungibile dal versante Nord mentre dal lato opposto, a sud, sprofonda un dirupato canalone.

La visita alla cavità consente di ammirare un paesaggio carsico quanto mai tormentato, con abissi, inghiottitoi, doline e campi solcati oggetto di recenti fortunate campagne di esplorazione speleologica. La “finestra sul Musi” è ben visibile dalla Statale poco prima di raggiungere località Pian dei Ciclamini ma per raggiungerla bisogna salire da Nord partendo da Sella Carnizza.

Dall’estremità orientale della Sella Carnizza, lato Stavoli Gnivizza (m.1092), si imbocca un sentiero che si inerpica sulla soprastante pendice boscosa; raggiunti i resti di un manufatto militare ( m.1.140 ), si attraversa in leggera salita verso destra sin a quota 1.170 ove il percorso svolta bruscamente a sinistra; la traccia è poco evidente, ma, sfruttando anche sbiadite segnalazioni presenti lungo buona parte del tragitto, ci si tiene in prossimità della linea ove cambia la pendenza. A quota 1.190 si intercetta un superficiale solco che si risale sin al suo termine ove si piega a sinistra aggirando delle placche scanalate; si risale pressoché diritti sin a quota 1.340 alla base di una ripida e cespugliata paretina rocciosa. Aggiratala verso destra si affronta un canalino raggiungendo una prima conca ghiaiosa; proseguendo in piano sempre a destra si passa accanto ad una grotta ( ricovero in caso di maltempo). Con alcuni saliscendi si costeggia la base di una bassa parete rocciosa. Appena possibile si piega a sinistra raggiungendo un esiguo pulpito ( m.1.520 ), sull’orlo di un’allungata depressione ghiaiosa; in alto appaiono degli squadrati macigni. Con una breve discesa ed alcuni tornanti si raggiunge la zona di tali massi ( m.1.565 ); addossati ad alcuni di essi giacciono i resti di poverissimi ricoveri pastorali abbandonati del tutto poco dopo il 1890. Con breve ascesa si guadagna un circo con blocchi rocciosi di tutte le dimensioni che si aggira sui lati settentrionale ed orientale; con alcune svolte si raggiunge infine l’inizio di un macereto ove si lascia la traccia segnalata che, verso destra, in ca.20 minuti conduce alla curiosa fenditura che cela al suo interno la statuetta della Madonna del Cacciatore ( sin qui- bivio percorsi- h.2,00). Tralasciando, a sinistra, un’incerta traccia speleologica contrassegnata da segnali rossi, si prosegue verso l’alto (siamo a m.1.675), trovando tra i massi una specie di sentiero. Raggiunta una soglia, (m.1.750 ), la vista si apre su di un aspro altipiano caratterizzato da imponenti fenomeni carsici; più in basso questo si perde in balze invase dai pini mughi. Dal valico è possibile sia calare nella sottostante valletta direttamente tramite un solco con massi, sia contornare le vicine pareti sommatali dei Musi smontando appena possibile nella citata valletta.

Raggiunto ( m. 1.680 ) il punto più basso dei dirupi si aggirano i ripidi versanti della vetta alta 1.855 m.; dove la bastionata rocciosa forma un’evidente rientranza, si osserva in alto, a sinistra, un ripido prato limitato ad est da un solco ghiaioso che, più sopra si trasforma in un canalino roccioso alla cui sommità si scorge una nicchia.

Dovendo raggiungere quest’ultima si possono seguire due strade: o risalire il sistema solco/canalino con qualche facile passaggio di roccia o inerpicarsi sul summenzionato praticello per un’esigua traccia. Dove termina quest’ultimo si nota sulla sinistra la finestra naturale. Per raggiungerla, da un piccolo promontorio, occorre calare qualche metro con un passaggio di 1° un po’ infido attraversando per zolle su di un’esposta cengetta. Ancora pochi metri separano dal curioso portale preceduto da un regolare monolito roccioso suo eterno e silenzioso guardiano ( h.2,30 ). La cavità, larga 5,00 m alta 6,00 e profonda altrettanto verso sud è seguita da un impluvio ghiaioso che poi sprofonda in un impervio canalone.

Tornati sui propri passi sino alla base del versante non rimane che ritornare a Sella Carnizza.

DIFFICOLTA’: il percorso non è segnalato da segnavia CAI pertanto si consiglia l’escursione solo a escursionisti esperti.
DISLIVELLO: circa 700 metri.

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