M. Zaiavor
Lasciato il mezzo di trasporto nelle vicinanze del pubblico esercizio di Passo Tanamea (m.851 ), si rientra qualche centinaio di metri verso Tarcento per imboccare il sentiero sulla destra (segnavia CAI n.727).
Il sentiero sale con tornanti stretti e faticosi nella luminosa faggeta, superati i quali un lungo traversone consente di passare sul versante del Rio Bianco (nord). Ampia si apre la vista sull’anfiteatro del Tazajauron sormontato dalla nuda cima del Zajavor. Saliti ancora un po’ di quota, si prosegue con leggeri saliscendi, sempre in mezzo a piante di faggio che via via diventano più basse, verso cresta Pigna per poi scendere brevemente nell’ampio impluvio prativo della ex Casera Zajavor (m.1399). Ci troviamo di fronte ad un incantevole ambiente alpestre.
Attraversato il Rio Bianco si attacca la parte finale dell’ascesa che porta alla Bocchetta Zajavor (m.1608) attraversando i verdi pascoli di un’antica malga, con alcune ampie svolte ricche di fiori alpini, piacevolissime da percorrere. Lungo la salita troviamo due vecchi faggi, estrema rappresentanza arborea ad altezze ormai riservate al mugo. Superati gli ultimi cento metri di dislivello si arriva alla Bocchetta da dove si può godere di un’ampia veduta verso nord. ( 2 – 2,30 ore di cammino). Da qui una breve variante lungo la cresta orientale, consente di salire sulla panoramica vetta dello Zajavor (m.1815 – libro e timbro di vetta). (0,30-0,45 ore di cammino). Splendida vista panoramica ed interessante la flora alpina.
Ridiscesi alla Bocchetta si scende ora a nord, con il facile sentiero che con ampie svolte nell’alto e vasto vallone ghiaioso e bassa vegetazione cespugliosa, consente di scendere nella faggeta montana di Carunec. Evitata una grande frana si devia decisamente a sinistra (nord-ovest), e dopo aver attraversato il Bosco Carnizza (sorgente a quota 1087), si scende sugli ampi pascoli montani della piccola chiesetta di S.Anna del XVIII sec. (m 1077). Una breve visita agli stavoli Gnivizza (Sella Carnizza) è d’obbligo per chi non ha mai avuto l’opportunità di ammirare lo stile architettonico dei piccoli fabbricati che caratterizzano questa località. Nella stagione estiva sono in esercizio anche due punti di ristoro.
Per quando riguarda il rientro al punto di partenza, è necessario ritornare alla chiesetta di S.Anna e proseguire lungo la vecchia strada militare sterrata (sent. CAI 739), che in lieve salita traversa lungamente il versante settentrionale del M. Nischiuarch (lunga circa 3 chilometri ), caratterizzato da una splendida faggeta montana (Bosco Rasuga) salvo un piccolo settore rimboschito ad abete rosso. Successivamente si raggiunge la casera Nischiuarch (m 1225- 1182, ottimo posto di riparo in caso di maltempo). Per imboccare il sentiero che riporta a Passo Tanamea, dalla casera si scende lungo il pascolo piegando a destra, fino ad entrare nel bel bosco di faggio. Percorse poche centinaia di metri di leggera discesa, si entra nel Roncat dove si possono notare brevi strati di ematite rossastra raccolti tra le stratificazioni della dolomia. Davanti a noi c’è l’ultima salita , non lunga, ma ripida, disegnata per scavalcare una zona dirupata. Dopo aver attraversato il Rio Roncato e Plagna Bassa (piccolo ponte in ferro), si esce sulla strada statale di Passo di Tanamea. Al termine, si viene irresistibilmente attratti dal rumore delle limpide acque del Rio Bianco, in grado di mitigare buona parte della fatica accumulata durante le sei e più ore di cammino.
DIFFICOLTA’: normale.
DISLIVELLO: dislivello totale circa 960 metri – Altezza max m.1815 – min.851
PERCORRENZA: 6/7 ore.
SENTIERI: Segnavia CAI 727- 739. Cartina Tabacco foglio 026.





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